Dott. Roberto Iuliano

Aree di interesse

Si dedica con particolare attenzione alla diagnosi e terapia delle

Precancerosi e Neoplasie: Polipi e Tumori dell’apparato gastro intestinale

Patologie dell’Apparato Superiore: Malattia da Reflusso Esofageo, Esofagiti, Esofago di Barrett, Infezione da Helicobacter pylori, Ulcere Gastriche e Duodenali, Malattia Celiaca, Sindromi da Malassorbimento.

Patologie dell’Apparato Inferiore: Disbiosi Intestinale, Alterazione dell’Alvo, Coliti, Diverticolosi, Coliti Microscopiche, Malattie Infiammatorie Intestinali, Patologie anorettali.

Fegato e Pancreas: Epatosteatosi, Colelitiasi, Malattie del Pancreas Esocrino.

Particolare attenzione viene posta alla diagnosi precoce endoscopica delle precancerosi dell’esofago, dello stomaco e del colon attraverso l’utilizzo diagnostico della Biopsia ottica mediante Cromo endoscopia digitale Endoscopica (Narrow Band Imaging) con Endoscopia ad Alta Definizione e Magnificazione. Ha pluridecennale esperienza nella bonifica ed asportazione dei polipi dell’esofago dello stomaco e del colon per la prevenzione delle relative neoplasie nonché nel nuovo trattamento dell’infezione da Helicobacter pylori principale causa del tumore gastrico. Fare riferimento alle singole aree di interesse per gli opportuni approfondimenti.

Area Clinica

Gastroscopia

La gastroscopia (esofagogastroduodenoscopia) è un esame che si esegue mediante un sottile tubo, gastroscopio, introdotto attraverso la cavità orale. A cosa serve? Serve per evidenziare la presenza di eventuali alterazioni dell’esofago dello stomaco o del duodeno. Permette di attuare una precisa diagnosi ed attuare la terapia mirata per ripristinare lo stato di salute del paziente. L’esame consente inoltre di indentificare le lesioni benigne o precancerose o tumorali e dare la possibilità al medico di asportarle eventuali polipi riscontrati. Inoltre è necessaria in caso di emorragie digestive per attuare non solo la diagnosi ma ha anche valore terapeutico fermando nell’immediatezza l’emorragia. Come si esegue? Il gastroscopio presenta alla punta una luce che illumina la mucosa gastrointestinale. Al suo interno lo strumento presenta dei piccoli canali dove possono essere inserite pinze utili per effettuare eventuali prelievi (esame istologico) oppure per asportare polipi evidenziati durante l’esame od attuare infiltrazione di sostanze farmacologiche utili in caso di emorragie o applicare piccole clips per lo stesso scopo. In caso di ingestione di corpi estranei (batterie ecc,) pericolosi per la vita, con apposite pinze possono essere asportarti se eseguita da “mani esperte”. È doloroso? No! Non è un esame doloroso. I migliori standard di qualità prevedono l’attuazione di una sedazione superficiale e/o profonda che determina la totale assenza di dolore. La sedazione farmacologica non è sempre necessaria se il paziente è tranquillo e se l’operatore è esperto in pratiche di rilassamento profondo come l'ipnosi medica. La presenza del professionista anestesista, nei centri di consolidata struttura, potrà a sua volta modulare al meglio la tipologia della sedazione. La modulazione nei differenti pazienti di quanto sopra descritto è la garanzia del più alto standard di assistenza al paziente che si sottopone all’indagine. Come prepararsi La mattina dell’esame il paziente dovrà rimanere a digiuno. Eventuali farmaci cui il paziente assume nella sua quotidianità potranno essere ingeriti presto mentre è utile evitare, se possibile, i farmaci che alterano la coagulazione del sangue. È opportuno a tal proposito fare riferimento al proprio medico curante od al gastroenterologo che dovrà eseguire l’indagine sull’assunzione o sospensione della terapia attuata a casa e decidere quanto tempo prima dovrà eventualmente sospenderla. È un esame sempre sicuro? E’ un esame invasivo, ecco perché necessita una esperienza consolidata in chi la esegue supportato da personale specifico che abbia fatto un percorso formativo adeguato. Possono verificarsi delle complicanze (infezioni, perforazioni..) tuttavia molto rare. Ecco la necessità di affidarsi a professionisti di comprovata esperienza. Cosa fare dopo l’esame È necessario essere accompagnati così il paziente potrà tornare al proprio domicilio con tranquillità e sicurezza. Il paziente dopo circa 30 minuti dall’esame potrà assumere alimenti possibilmente di facile ingestione, digestione e non caldi, sentito sempre il consiglio del gastroenterologo che ha eseguito l’esame. È consigliato non svolgere lavori che richiedono attenzione o guidare automezzi nelle 12 ore successive all’indagine. Nel caso siano state eseguite biopsie, od asportate lesioni (polipi ecc.) seguire sempre le indicazioni del gastroenterologo circa l’assunzione di farmaci antinfiammatori o antiaggreganti/anticoagulanti piastrinici.

Reflusso Gastroesofageo

Consiste nel ritorno in esofago del materiale presente nella cavità gastrica. Entro certi limiti può essere fisiologo. Quando il numero dei rigurgiti aumenta o compaiono sintomi è probabile che ci sia un'alterazione della mucosa esofagea e/o sovra esofagea con sintomi singoli od in associazione. Si potrà avere un danno sulla mucosa esofagea di diversa entità (Esofagite) o delle strutture sovra esofagee. Spesso non esiste concordanza tra grado di esofagite ed entità del sintomo, potendosi verificare alterazioni della mucosa molto intense con lieve sintomatologia e viceversa. Tra i sintomi più frequenti avremo: eruttazioni, pirosi e dolore retrosternale simil anginoso, tosse secca, episodi simil asmatici, riniti, otiti, carie dentarie, alterazioni del gusto e dell’olfatto, sinusiti ecc. In genere è presente una alterata chiusura del confine tra esofago e stomaco ovverosia dello Sfintere Esofageo Inferiore che comporta frequentemente la risalita di questo confine definito: “Ernia iatale da Scivolamento”. Le accortezze comportamentali che il paziente dovrà attuare sono diverse e principalmente: limitare l’abbondanza del cibo assunto durante il pasto soprattutto serale; non coricarsi subito dopo i pasti; non portare le cinture molto strette in addome; evitare i cibi che aumentano l’acidità dello stomaco o che sviluppano molto gas (bevande gasate) ed altri ancora. La terapia farmacologica adeguata sarà consigliata dal medico gastroenterologo in relazione all’entità della patologia e dei sintomi o di altre lesioni associate.

Esofagite

E’ un'infiammazione della mucosa dell’esofago in genere localizzata nel tratto inferiore. Possiamo avere forme di diverso grado sino alla formazione di vere ulcere. È causata prevalentemente dal reflusso di acido proveniente dallo stomaco, ma anche da farmaci come gli antinfiammatori e da abitudini alimentari come l’abuso di: alcool, caffè, alimenti acidi, farmaci ecc. Alcune forme hanno una base allergica (esofagite eosinofila) od anche infettiva (esofagite da candida). I sintomi sono: dal semplice bruciore e rigurgito sino al dolore, tosse, asma, nausea, vomito, erosioni dentali, alterazione del gusto o dell’olfatto se l’acido interessa anche i distretti sovra esofagei. A volte non esiste correlazione tra entità del sintomo e grado della esofagite ovverosia anche lesioni minime possono dare elevata sintomatologia e viceversa. Oltre allo stile di vita ed alimentare la terapia si dovrà basare su una serie di farmaci atti a diminuire l'acidità gastrica, ad impedire il rigurgito ed a ripristinare il normale movimento oro ab orale e cinesi esofago gastrica.

Esofago di Barrett

E’ in genere una complicanza del Reflusso GE. È considerata una condizione precancerosa. La mucosa dell’esofago cambia aspetto assumendo le caratteristiche dell’epitelio del colon da qui la presenza della “metaplasia intestinale”. Questa modifica dell’aspetto del tessuto è attuata per difendersi dall’acido dello stomaco refluito in esofago. È una condizione reversibile ma può evolvere in displasia di basso grado ed in qualche caso di alto grado. Questi pazienti hanno il rischio aumentato rispetto alla popolazione normale di sviluppare un adenocarcinoma esofageo. Il 10% circa dei pazienti con Reflusso sintomatico presentano un E. di Barrett, ecco perché è opportuno sin dall’inizio una attenta valutazione della mucosa con i mezzi a disposizione delle moderne strumentazioni ed expertise del gastroenterologo. I sintomi sono sovrapponibili ai pazienti con semplice reflusso GE. La diagnosi è endoscopica mediante Gastroscopia eseguita tramite NBI ed istologica mediante biopsie. Queste ultime devono essere attuate secondo indicazioni specifiche per evidenziare al massimo l’alterazione.

Varici Esofagee

Spesso conseguenza di una cirrosi epatica ed ipertensione portale, le varici sono vene dell’esofago dilatate in diverso grado. A queste si associa con una certa frequenza la dilatazione dei vasi venosi del fondo gastrico. Il monitoraggio endoscopico e trattamento profilattico (farmacologico e/o legatura endoscopica) spesso prevengono le emorragie digestive a volte massive.

Polipi e Tumori Esofagei

Le patologie dell'esofago richiedono attenzione particolare, specialmente in pazienti con reflusso cronico. I polipi e le lesioni neoplastiche esofagee devono essere diagnosticati precocemente tramite EGDS (gastroscopia) attuata mediante NBI e Magnificazione endoscopica per la precisa identificazione istologica e l'eventuale asportazione al fine di impedirne la progressione verso forme ostruttive e/o maligne. In alcuni casi esistono forme eredo familiari per la quale è consigliata la valutazione genetica, attuata mediante valutazione del DNA in centri e laboratori di chiara e consolidata esperienza.

Ulcera Gastrica

L’ulcera gastrica e duodenale sono lesioni che interessano la parete di questi tratti digestivi. Sono dovute all’acido gastrico, o alla cattiva alimentazione o ad abusi di varie sostanze. Possono essere causate dall’assunzione di farmaci. Spesso si associano all'infezione da Helicobacter p. che lede le pareti gastroduodenali. Importante per l’ulcera gastrica sin dall’inizio è effettuare la corretta diagnosi differenziale con il cancro precoce dello stomaco (Early Gastric Cancer). In genere dopo tre esami con NBI ed istologico, eseguiti in pochi mesi, si può escludere quasi nella totalità dei casi, la natura neoplastica di un’ulcera gastrica. Questo fa comprendere l’importanza di un'adeguata ed immediata valutazione endoscopica.

Helicobacter pylori

Nel 1985 Dr B. Marshall, al convegno mondiale di gastroenterologia dimostrò che questo batterio era tra le cause principali di gastrite ed ulcera gastroduodenale. Studi successivi evidenziarono il ruolo del batterio nel favorire l’insorgenza del tumore gastrico. Fu un momento importante per la scienza medica nel comprendere come un'infezione batterica fosse causa di uno dei tumori più frequenti e letali. Nel 2005 ricevette il premio Nobel per tale scoperta. Nel 2019 il dott. R. Iuliano e la dott.ssa Emilia Iuliano dimostrarono come l’infezione da Helicobacter pylori interessava contemporaneamente il cavo orale, localizzandosi nella parte profonda del parodonto, distruggendo le strutture del parodonto e determinando una parodontopatia ancor più grave rispetto ai pazienti senza tale infezione. Nello stomaco ben chiaro il ruolo nel determinare l’infiammazione con conseguente gastrite ed ulcere ed inoltre nel determinare l’evoluzione, in alcuni casi, verso la neoplasia gastrica. All'eradicazione dell’infezione nell’ambito gastrico è stato dimostrata vantaggiosa e necessaria l’associazione con la bonifica odontoiatrica al fine di determinare una minore recidiva dell’infezione gastrica oltre che migliorare la patologia parodontale (E. Iuliano, R. Iuliano et al Open Journal of Stomatology 10,281-299,2020).

Precancerosi Gastriche

La maggior parte degli adenocarcinomi dello stomaco è di tipo intestinale e si sviluppa attraverso una cascata di condizioni e lesioni precancerose che sono: la gastrite atrofica, la metaplasia intestinale e la displasia (Cascata di Correa). Le condizioni precancerose dello stomaco sono condizioni cliniche associate a un aumentato rischio di carcinoma gastrico. La gastrite cronica atrofica è la più frequente condizione precancerosa dello stomaco. Altre condizioni precancerose sono l’ulcera gastrica, la malattia di Menétrièr e i polipi adenomatosi gastrici. La gastrite atrofica e la metaplasia intestinale si associano ad un aumentato rischio di sviluppare il cancro gastrico in quanto costituiscono le vere “condizioni” in cui si sviluppa la displasia (la vera lesione precancerosa gastrica). La gastrite cronica atrofica è il risultato di un’infiammazione cronica della mucosa gastrica, cioè di una gastrite cronica con un infiltrato infiammatorio di linfociti, plasmacellule e spesso neutrofili nella lamina propria. L’entità e la durata dell’infiammazione sono responsabili dalla perdita delle “ghiandole gastriche appropriate”. Quando vengono sostituite da tessuto fibroso si parla solo di gastrite atrofica, se vengono sostituite da ghiandole di tipo intestinale si parla di gastrite atrofica metaplasica. La metaplasia intestinale (MI) è quindi un fenotipo di atrofia. La MI può essere di tipo “completo” in cui le cellule sono assorbenti (simili a quelle del piccolo intestino o tipo 1), oppure di tipo “incompleto” dove le cellule sono non assorbenti (simili a quelle del grosso intestino o tipo 2/3). L'intensità della gastrite e il grado di atrofia mucosa possono essere distinti in tre livelli. Chi favorisce il nascere di una condizione precancerosa gastrica? L’infezione da Helicobacter pylori è la principale causa di gastrite atrofica e metaplasia intestinale. Questo batterio è stato classificato dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) come agente carcinogeno di Classe I. L’infezione da H. pylori, ed in particolare alcuni ceppi più virulenti (Cag A+), in alcuni soggetti suscettibili, determina l’insorgenza di una gastrite atrofica che dall’antro può estendersi anche al corpo-fondo dello stomaco determinando una pan gastrite atrofica. È stato riportato che i soggetti portatori del genotipo IL1-RN*22 hanno un aumentato livello di Interleuchina 1-Beta con grande potere infiammatorio e quindi rischio di sviluppare gastrite atrofica e metaplasia intestinale se infettati dall’H. pylori. Altri fattori di rischio sono l’età avanzata (> 45-50 anni) e una storia familiare di I grado per cancro gastrico e la patologia gastrica autoimmunitaria. Soggetti con familiarità di I grado per cancro dello stomaco hanno un rischio del doppio di essere portatori di gastrite atrofica e/o metaplasia intestinale. I pazienti che producono anticorpi anti cellule parietali gastriche, presentano una gastrite atrofica autoimmune prevalentemente nel corpo dello stomaco. Anche questi pazienti hanno un rischio aumentato di sviluppare il carcinoma gastrico, ma ancor più frequentemente di sviluppare tumori neuroendocrini dello stomaco (carcinoide di tipo I°). La displasia gastrica è la vera e propria lesione precancerosa dello stomaco in quanto rappresenta il penultimo stadio della carcinogenesi gastrica, cioè la lesione su cui si svilupperà il cancro gastrico. La displasia è istologicamente un epitelio neoplastico limitato al di sopra della membrana basale senza evidenza di invasione mucosale, con atipie cellulari ed architetturali di diverso grado e severità. Secondo la classificazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) la displasia può anche essere definita come “Neoplasia Intra-Epiteliale” (Intra-Epithelial Neoplasia-IEN) e deve essere distinta dal carcinoma intra mucoso che è invece una neoplasia invasiva che invade la lamina propria. Si distinguono due tipi di displasia, la displasia di basso grado e la displasia di alto grado, quest’ultima caratterizzata dalla presenza di più severe alterazioni cellulari ed architetturali. L’OMS raccomanda di usare la definizione di lesione indefinita per displasia/neoplasia intra-epiteliale quando non è possibile porre una diagnosi certa di displasia, poiché vi è il dubbio che la lesione possa essere di natura rigenerativa (non neoplastica). La diagnosi di lesione indefinita per displasia non corrisponde quindi ad una specifica entità biologica, ma rappresenta piuttosto una “etichetta diagnostica provvisoria” in attesa di controlli endoscopici-bioptici successivi. Come si possono diagnosticare in maniera ottimale? L’endoscopia tradizionale a luce bianca ha una limitata affidabilità diagnostica poiché pur consentendo spesso di evidenziare aree di atrofia della mucosa gastrica, non permette di differenziare in maniera accurata la metaplasia intestinale o la displasia dalla mucosa normale. Le Tecniche di endoscopia ad Alta Definizione, come la Cromo endoscopia con Magnificazione e l’endoscopia con Narrow Band Imaging (NBI), sono risultate essere più accurate nell’identificare la metaplasia intestinale e la displasia. Queste tecniche devono essere effettuate da personale esperto. Queste tecniche sono il gold standard e vengono raccomandate soprattutto nei pazienti ad alto rischio di cancro gastrico. Secondo le Linee Guida Europee MAPS al fine di ottimizzare l’identificazione di pazienti con condizioni e lesioni precancerose ogni endoscopia diagnostica del tratto digestivo superiore dovrebbe includere un campionamento bioptico della mucosa gastrica. Un appropriato campionamento bioptico della mucosa gastrica durante l’endoscopia è fondamentale per la diagnosi e la stadiazione delle condizioni e delle lesioni precancerose dello stomaco. La gastrite atrofica e la metaplasia intestinale sono spesso distribuite “a chiazze” nello stomaco e le biopsie devono essere eseguite secondo le raccomandazioni dell’Updated Sidney System, inoltre ogni altra lesione visibile dovrà essere ulteriormente valutata. Sono stati proposti test sierologici per la diagnosi (indiretta) di gastrite atrofica. Si basano sulla valutazione dei livelli plasmatici della Gastrina 17 (G-17), che è sintetizzata nella mucosa antrale, del Pepsinogeno I (PG-I) che è prodotto dalle ghiandole ossintiche del corpo e del Pepsinogeno II (PG-II), che è prodotto dalla mucosa ossintica e da quella antrale. Valori normali di G-17, PG-I e del rapporto PGI/PGII escludono la presenza di gastrite atrofica. Bassi livelli sierici di G-17 sarebbero indicativi di gastrite atrofica dell’antro, mentre bassi livelli sierici di PG-I e/o del rapporto PGI/PGII sarebbero indicativi di una gastrite atrofica del corpo (in tal caso vi può essere un aumento dei valori di G-17). Quali pazienti sono a più alto rischio di sviluppare un cancro gastrico? I soggetti a maggior rischio di cancro gastrico sono quelli con un’estesa gastrite atrofica e/o metaplasia intestinale che interessano sia l’antro sia il corpo dello stomaco. Quale terapia dare a questi pazienti? Nei pazienti con gastrite atrofica e/o metaplasia intestinale la terapia raccomandata per ridurre il rischio di cancro gastrico è la terapia di eradicazione dell’H. pylori. La riuscita riduce la risposta infiammatoria ed a volte la regressione della gastrite atrofica ed a volte anche della metaplasia o quanto meno causa un rallentamento della progressione. L’eradicazione dell’H. pylori riduce di almeno un terzo il rischio di cancro gastrico. Quali pazienti devono essere sottoposti a sorveglianza endoscopica? Le recenti Linee Guida Europee raccomandano una sorveglianza endoscopica nei pazienti in cui la gastrite atrofica e/o metaplasia intestinale sono estese sia nell’antro sia nel corpo (pan gastrite atrofica). Per questi è raccomandato un follow-up endoscopico e bioptico ogni 3 anni dopo la diagnosi, variabili in relazione ad altri fattori. Nei pazienti con displasia vi è indicazione ad un più stretto follow-up endoscopico effettuato possibilmente mediante cromo endoscopia con magnificazione o NBI per la loro maggiore accuratezza nell’identificare la lesione. La displasia può essere all’endoscopia visibile come una lesione rilevata o depressa, ma può essere anche piatta e non visibile all’esame endoscopico. Nei pazienti con displasia di basso grado vi è indicazione alla resezione endoscopica della lesione mediante mucosectomia, che permetterebbe anche di effettuare una più accurata diagnosi istologica. Nei pazienti con displasia di basso grado non visibile all'endoscopia è indicato un follow-up endoscopico e bioptico. La displasia di alto grado necessita di un più stretto follow up endoscopico e bioptico a 6 e 12 mesi. In caso di conferma diagnostica vi è un elevato rischio di cancro sincrono o di sviluppare un cancro in futuro. In questo caso dovrebbe essere considerata una stadiazione della lesione ed una successiva resezione endoscopica o chirurgica. Oggi è possibile determinare il rischio del cancro ereditario anche mediante l’analisi del DNA del paziente e valutare l’eventuale presenza di alterazioni genetiche in centri e laboratori di comprovata esperienza mediante un semplice prelievo di sangue.

EGC / Tumore Gastrico

Il tumore dello stomaco è il quinto tumore più diffuso nel mondo. Colpisce 1 milione di persone ogni anno. La sopravvivenza è del 30% a 5 anni dalla diagnosi. Spesso rimane silente nelle fasi iniziali. Il Cancro Gastrico Precoce (Early Gastric Cancer) identifica le neoplasie limitate alla mucosa o sottomucosa gastrica. Diagnosticare la neoplasia in questa fase permette trattamenti meno invasivi e un'elevata sopravvivenza (90% a 5 anni dalla diagnosi). Da qui l’importanza di una diagnosi precoce. L'esecuzione dell’endoscopia deve essere attuata nel minor tempo possibile nel paziente sintomatico. Nel mondo occidentale lo screening viene attuato in alcune categorie di persone, mentre nel mondo asiatico (Giappone, Corea del Sud …) lo screening viene attuato in tutta la popolazione sopra i 40 anni. Il Dott R. Iuliano ha ricevuto riconoscimenti di prestigio per i suoi elaborati su tale patologia presentati nelle maggiori assisi scientifiche internazionali. Tra i numerosi elaborati il lavoro dal titolo: Minute and Small Early Gastric Cancer: a Clinicopathological Study in a Western Population, argomento della tesi di specializzazione e pubblicato sulla rivista Gastrointetstinal Endoscopy (1995), è stato considerato tra i migliori lavori inerenti il Cancro Gastrico Precoce ed inserito nello YEAR BOOK of Gastrointestinal Diseases (New York 1996) Referees N. J. Greenberger Prof. Internal Medicine University Kansas City; F. Moody Prof. Surgery University of Houston, Texas; P. Miner MD Foundation for Digestive Reseach, Oklahoma City). Tuttora la casistica rimane una delle maggiori del mondo occidentale ed è punto di riferimento per l’approccio terapeutico di queste lesioni neoplastiche precoci.

Tumori Genetici

I tumori genetici o ereditari sono neoplasie favorite da varianti patogene presenti fin dalla nascita e potenzialmente trasmissibili all’interno della famiglia. Ereditare una predisposizione non significa sviluppare certamente un tumore, ma può comportare un rischio superiore rispetto a quello della popolazione generale. Nell’apparato gastrointestinale le sindromi più note comprendono la sindrome di Lynch, la poliposi adenomatosa familiare (FAP), la poliposi associata a MUTYH, la sindrome di Peutz-Jeghers e alcune forme ereditarie di tumore gastrico e pancreatico.

Elementi che possono suggerire una predisposizione sono la presenza di più casi dello stesso tumore o di tumori correlati nella famiglia, una diagnosi in età giovane, tumori multipli nello stesso soggetto oppure un numero elevato di polipi. Il percorso di valutazione parte dalla ricostruzione accurata della storia personale e familiare. Quando indicato, il paziente viene indirizzato alla consulenza genetica oncologica e a test eseguiti in laboratori qualificati.

Il risultato del test deve essere interpretato nel contesto clinico e familiare. Può contribuire a definire programmi personalizzati di sorveglianza endoscopica, l’età e la frequenza dei controlli, eventuali strategie preventive e la possibilità di estendere la valutazione ai familiari. La presa in carico richiede una collaborazione multidisciplinare tra gastroenterologo, genetista, oncologo, chirurgo e anatomopatologo. La familiarità non equivale automaticamente a una sindrome ereditaria e un test negativo non elimina ogni rischio oncologico: tempi e modalità degli accertamenti devono essere stabiliti dallo specialista per il singolo caso.

Cromo Endoscopia Digitale (NBI)

“LA LUCE INTELLIGENTE CHE RIVOLUZIONA LA PREVENZIONE” La diagnosi precoce è la chiave per il trattamento efficace delle patologie del tratto gastrointestinale. Grazie alla Cromo endoscopia Digitale NBI (Narrow Band Imaging), associata alla Magnificazione oggi disponiamo di una "visione differente" rispetto alla luce standard durante l’esecuzione dell’endoscopia tale da poter scoprire lesioni non altrimenti visibili ed inquadrabili sotto l’aspetto della loro natura istologica, tanto da essere definito tale aspetto “Biopsia ottica” quasi per assimilarlo alla biopsia da inviare all’anatomo patologo per fare il classico inquadramento anatomopatologico. La luce bianca convenzionale penetra nei tessuti in modo profondo, a volte "abbagliando" e nascondendo i dettagli più sottili della superficie. L'NBI utilizza filtri luminosi che evidenziano specifiche lunghezze d’onda (blu e verde): Luce Blu (415 nm): Penetra solo lo strato superficiale. Poiché viene assorbita dall'emoglobina, rende i capillari neri e nitidi. Luce Verde (540 nm): Penetra leggermente più in profondità, evidenziando i vasi sanguigni più grandi. Queste frequenze vengono assorbite dall'emoglobina, permettendo di: • Visualizzare con estrema precisione i vasi sanguigni e la trama mucosa. • Identificare lesioni neoplastiche o precancerose che potrebbero risultare "piatte" o difficili da vedere con luce normale. • Distinguere immediatamente tra polipi benigni e lesioni che richiedono asportazione. Perché è una svolta per il paziente? Il vantaggio non è solo estetico, ma salvavita. La neo-angiogenesi (la creazione di nuovi vasi sanguigni anomali) è il primo segnale di un tumore che cerca di nutrirsi. • Identificazione Precoce: L'NBI "accende" queste reti vascolari anomale, facendo risaltare i tumori precoci come macchie scure su uno sfondo chiaro, anche quando sono ancora piatti e invisibili alla luce normale. • Caratterizzazione Istologica Istantanea: In molti casi, grazie ai pattern vascolari (classificazioni come la NICE o la JNET), lo specialista può capire se un polipo è benigno o maligno mentre lo sta guardando, senza dover attendere i giorni necessari per l'esito della biopsia. • Targeting delle Biopsie: Invece di prelevare campioni a caso, il medico può eseguire biopsie mirate esattamente dove il tessuto appare sospetto, aumentando significativamente l'efficacia dell'esame, senza perdita ulteriore di tempo e di ripetizione di esame. La "Biopsia Ottica": Diagnosi in Tempo Reale Una delle applicazioni più straordinarie dell'NBI è la capacità di effettuare una valutazione istologica mediante cromo endoscopia (definita biopsia ottica) . Tradizionalmente, per sapere se un polipo o lesione è pericoloso, il medico deve asportarlo (o prelevarne un frammento) e inviarlo in laboratorio per l'esame istologico, con un'attesa di settimane (o mesi). Con la tecnologia NBI possiamo avere nell’immediatezza questo dato con buon indice di probabilità. I Vantaggi per il Paziente • Risposte immediate: In molti casi, il medico può rassicurare il paziente subito dopo l'esame sulla natura benigna di una lesione. • Strategia personalizzata: Se la biopsia ottica suggerisce che una lesione è una semplice "iperplasia" (un polipo innocuo che non diventerà mai tumore), si può evitare di asportarlo, riducendo tempi, spesa e rischi legati alla rimozione. • Precisa asportazione: Se la tecnologia indica una lesione neoplastica, il medico può decidere l’immediata asportazione e le modalità della stessa. Nota per il lettore: La biopsia ottica non sostituisce sempre l'esame istologico tradizionale, che rimane il "gold standard", ma rappresenta un filtro di sicurezza incredibile per non lasciare nulla al caso e intervenire tempestivamente solo dove serve. In sintesi: Più accuratezza, meno incertezza Scegliere un centro dotato di NBI associata a Magnificazione significa accedere al miglior standard di qualità e superiore sicurezza. È la differenza tra una foto sfocata e una scansione laser: la tecnologia NBI non si limita a guardare, ma analizza la biologia dei tessuti in tempo reale. Vantaggio per il paziente: maggiore accuratezza diagnostica, maggiore efficacia.

Malattia Celiaca

È un’enteropatia cronica immune mediata scatenata dall'ingestione di glutine in soggetti geneticamente predisposti. Non è una semplice intolleranza, ma una condizione che causa l'atrofia dei villi intestinali, compromettendo l'assorbimento dei nutrienti. La diagnosi richiede test sierologici specifici e prelievi bioptici in duodeno e stomaco per valutare le alterazioni della mucosa e l’assenza dei villi intestinali. Oggi ci si avvale, soprattutto nei bambini, anche di esami meno invasivi e preliminari all'eventuale indagine endoscopica, validi a sua volta per il controllo nel tempo della dieta priva di glutine attuata dal paziente con avvenuta diagnosi di malattia celiaca.

Cancro del pancreas

Una delle patologie più insidiose per la difficoltà di diagnosi precoce. Il dolore sordo epigastrico, l'ittero o il diabete di nuova insorgenza sono segnali che richiedono accertamenti immediati tramite tecniche specifiche. Oggi attraverso diverse metodiche si possono studiare l’iconografia del pancreas e attenzionare alle lesioni con rischio precanceroso ed asportarle prima dell'evoluzione neoplastica franca, ed è possibile effettuare anche indagini sul DNA per valutare il rischio delle forme eredo familiari e degli eventuali tempi di esecuzione degli screening diagnostici.

Epatosteatosi

L'accumulo di grasso nelle cellule del fegato è una condizione in forte crescita, legata a disturbi metabolici. Se trascurata, può progredire verso la steatoepatite (NASH), la cirrosi o l'epatocarcinoma. La diagnosi precoce permette di invertire il processo attraverso correzioni dello stile di vita e terapie mirate.

Colelitiasi

Consiste nella presenza di sabbia biliare o calcoli di differente grandezza nella colecisti e/o vie biliari. La formazione di calcoli può avere differenti cause, in alcuni pazienti più a rischio prevenibili. Se le forme sintomatiche richiedono un approccio chirurgico (o endoscopico/chirurgico) le forme asintomatiche possono avere un approccio solo farmacologico in dipendenza della grandezza ed aspetto della litiasi ed in relazione allo stato della colecisti. È fondamentale valutare quando intervenire chirurgicamente e quando invece monitorare la situazione per evitare le complicanze a volte anche gravi. Importante è curare non solo “il sintomo” ma comprendere le cause per impedire il peggioramento della condizione o la recidiva qualora il paziente sia già stato sottoposto ad intervento endoscopico e/o chirurgico.

Disbiosi / SIBO

Rappresenta l'alterazione qualitativa e quantitativa della flora batterica (microbiota) presente nel nostro intestino. Può manifestarsi con gonfiore, meteorismo e irregolarità dell'alvo. Trattare la disbiosi significa ripristinare l'equilibrio tra batteri "buoni" e patogeni per potenziare le difese immunitarie e migliorare la funzione digestiva. La disbiosi non è solo una "mancanza di fermenti lattici", ma un profondo squilibrio qualitativo tra i diversi ceppi batterici che determina il destino della parete del colon. “CURARE LA CAUSA NON SOLO IL SINTOMO” I "Guardiani" della Parete (Batteri Protettivi) In un intestino sano, predominano ceppi come i Bifidobatteri e i Lattobacilli, ma anche specie cruciali come: • Akkermansia muciniphila: Fondamentale per mantenere integro lo strato di muco che protegge le cellule del colon. Una sua carenza rende la parete "nuda" e vulnerabile. • Faecalibacterium prausnitzii: Il principale produttore di Butirrato, un acido grasso a catena corta che è la fonte di energia primaria per i colonciti (le cellule del colon) e possiede potenti proprietà anti-infiammatorie. I Batteri causa di Infiammazione (Batteri Patobionti) Nella disbiosi, si osserva una proliferazione di batteri potenzialmente dannosi (Gram-negativi) come le Enterobacteriaceae (es. E. coli patogeni). Questi, tra le varie sostanze, producono e rilasciano sulla superficie del colon il LPS (Lipopolisaccaride). Si tratta di una potente endotossina che si lega ai recettori (TLR4) delle cellule intestinali, attivando una cascata di citochine pro-infiammatorie. Si avrà una infiammazione diretta della mucosa del colon con il conseguente danno ed una degradazione delle proteine delle giunzioni serrate (collaborando con la zonulina) amplificando il Leaky Gut ed una alterazione della produzione del muco che riveste la mucosa. Conseguenze Cliniche della Disbiosi Questa alterazione del microbiota trasforma l'intestino da organo di assorbimento a sorgente di infiammazione sistemica. Il risultato che ne deriva è un danno tissutale che si manifestarsi mediante una: • Infiammazione acuta o cronica della mucosa (Colite). • Erosione dello strato protettivo di muco, esponendo il colon all'attacco di enzimi digestivi e batteri. • Ipereccitabilità del sistema immunitario locale, che può determinare l’insorgenza di malattie autoimmunitarie. L'Intervento Terapeutico: Bisogna Riparare la Barriera e Riconfigurare il Microbiota La strategia clinica deve agire su due fronti contemporaneamente: riparare la struttura (la parete) e ricostituire la popolazione di batteri protettivi (il microbiota). Questo avviene attraverso la somministrazione di Probiotici di Precisione. Non tutti i probiotici sono uguali. Ognuno ha una funzione specifica. Alcuni riducono l’infiammazione attraverso la competizione con le citochine infiammatorie, altri stabilizzano le giunzioni serrate diminuendo il “Leacky Gut”, altri competono con i batteri produttori di LPS ed altri facilitano la crescita dei ceppi produttori di muco e riparatori della parete del colon. Ben chiaro è il concetto che per ognuna di queste azioni bisognerà somministrare specifiche popolazioni di batteri. Altrettanta attenzione bisognerà prestare alla nutrizione funzionale ed a quei principi che modulano la produzione della Zonulina. La dieta non è solo somministrazione di calorie, ma è un grande segnale chimico per il nostro DNA e per i nostri batteri. Numerose sostanze ed alimenti agiscono come prebiotici favorendo la crescita di determinati Batteri protettivi. Altre riducono gli stimoli sulla Zonulina. Altri alimenti stimolano la produzione di batteri capaci di produrre ac. butirrico, acetico e propionico utili per la riparazione delle giunzioni serrate. • Polifenoli e Antiossidanti: Sostanze contenute nei frutti rossi, nel tè verde o nella curcuma agiscono come prebiotici, favorendo la crescita di Faecalibacterium prausnitzii, il "produttore di butirrato" che nutre e ripara i colonciti. • Riduzione degli stimoli per la Zonulina: L'eliminazione o riduzione temporanea del glutine (anche in non celiaci, in casi di forte ipersensibilità) e di additivi alimentari industriali (come certi emulsionanti) riduce lo stimolo diretto che induce il rilascio di Zonulina dal fegato e dall'intestino. • Acidi Grassi a Catena Corta (SCFA): L'apporto mirato di fibre prebiotiche permette ai batteri "buoni" di produrre acido acetico, propionico e soprattutto butirrico, che è il vero "cemento" delle giunzioni serrate. GUIDA ALLA RIGENERAZIONE INTESTINALE Non ci limitiamo a trattare la colite con terapie standard. Analizziamo l'integrità della barriera intestinale e l'equilibrio del microbiota. Attraverso il controllo della Zonulina e l'uso di probiotici di precisione, lavoriamo per chiudere le 'porte aperte' dell'intestino, bloccando l'infiammazione alla radice e proteggendo il fegato e l'intero organismo. Non esiste un dosaggio "standard" per tutti i pazienti . La terapia viene cucita su misura dopo test specifici, la costanza è la vittoria: la riparazione della barriera intestinale richiede tempi biologici (minimo 60-90 giorni) per vedere risultati stabili nel colon od in organi a distanza come il fegato. QUESTE SONO “LINEE GUIDA” BASATE SULLA LETTERATURA SCIENTIFICA RECENTE Ogni terapia deve essere prescritta e supervisionata dal proprio medico specialista dopo aver prescritto gli esami mirati ed averne visionato i risultati. Viene sconsigliata la terapia “fai da te” per la eventuale mancanza di efficacia, o ritardata diagnosi di patologie ancor più gravi.

Microbioma

Il microbioma intestinale è l’insieme dei microrganismi che vivono nell’intestino e contribuiscono a digestione, immunità, metabolismo e comunicazione intestino-cervello. Il suo equilibrio è centrale nei disturbi funzionali e nelle condizioni infiammatorie.

Diarrea

Consiste nell’aumento del numero delle evacuazioni con una frequenza di almeno tre volte al giorno. Può esser il solo sintomo o essere accompagnato da dolori o gonfiore addominale e nausea. Può essere acuta, più facilmente nelle forme infettive ed infiammatorie, o cronica più facilmente nelle sindromi da malassorbimento, nella Sindrome dell’Intestino Irritabile o secondaria ad altre patologie (Diabete, Ipertiroidismo), o iatrogene (farmaci), o ad abitudini alimentari. E’ opportuno evitare l’abuso di farmaci auto prescritti per un corretto inquadramento clinico.

Sindrome dell’Intestino Irritabile (Colite)

Impropriamente chiamata “colite” tale patologia può avere origini infettive o funzionali. Quando parliamo di colite e infiammazione intestinale, non possiamo prescindere dal concetto di "Leaky Gut" (sindrome dell'intestino permeabile) e dalla scoperta della Zonulina. La Zonulina è stata identificata nel 2000 dal Prof. Alessio Fasano, un medico e ricercatore italiano presso l'Università del Maryland. La sua scoperta ha rappresentato una svolta nella gastroenterologia e medicina moderna. Prima di questa scoperta, la barriera intestinale era considerata una struttura statica e semi-impermeabile. La Zonulina ha dimostrato che l'intestino possiede un sistema di "porte" dinamico e finemente regolato. La Zonulina è una proteina che modula le "Tight Junctions" (giunzioni serrate), ovvero i complessi proteici che tengono unite le cellule della parete intestinale. In condizioni fisiologiche, queste giunzioni agiscono come un portiere che seleziona cosa può passare nel sangue. L’apertura di queste giunzioni (provocata spesso dal glutine o da determinati ceppi batterici patogeni) provoca l'aumento della Zonulina e di conseguenza della permeabilità. Tossine, batteri e frammenti di cibo non digeriti possono passare nella sottomucosa, scatenando una risposta immunitaria cronica che alimenta la “Colite” e l’insorgenza di numerose altre patologie sistemiche.

Breath Test

I breath test sono esami non invasivi che valutano, attraverso il respiro, condizioni come intolleranze, SIBO, malassorbimento e infezione da Helicobacter pylori. Sono utili per orientare percorsi diagnostici e terapeutici personalizzati.

Colonscopia

E’ un esame che si esegue con uno strumento chiamato colonscopio dove, come il suo omonimo gastroscopio, in punta presenta una luce che serve per illuminare la mucosa del colon e poterla ispezionare. Lo strumento possiede dei canali all’interno che servono per immettere acqua di lavaggio od introdurre piccole pinze che consentono prelievi della mucosa oppure altre che, a forma di ansa, catturano ed asportano eventuali polipi evidenziati. Come prepararsi E’ opportuno nei tre giorni che precedono l’esame evitare di assumere la verdura e la frutta che potrebbe intasare il viscere. Assumere il giorno precedente l’indagine una soluzione di purgante per attuare la pulizia del viscere. Più il viscere è pulito migliore sarà la valutazione dell’organo. Esistono diverse formulazioni, il vostro gastroenterologo e medico di fiducia sapranno consigliarvi quello più idoneo al vostro caso. E’ un esame doloroso? Non è un esame doloroso. I migliori standard di qualità prevedono l’attuazione di una sedazione superficiale e/o avanzata che determina una totale assenza di dolore! La presenza del professionista anestesista modulerà al meglio la tipologia della sedazione. Questa è la garanzia del più alto standard di assistenza al paziente che si sottopone all’indagine di certo delicata ma ampiamente fattibile soprattutto in mani di comprovata esperienza. E’ un esame sempre sicuro? Essendo un esame invasivo possono verificarsi delle complicanze come infezioni o perforazioni, comunque negli specialisti di comprovata esperienza e nei centri con elevato numero di indagini sempre molto rare. Ecco la necessità di affidarsi a professionisti competenti e di certificata esperienza. Cosa fare dopo l’esame È necessario essere accompagnati così il paziente potrà tornare al proprio domicilio con tranquillità. Il paziente dopo circa 30 minuti dall’esame potrà assumere alimenti, leggeri e digeribili, sentito sempre il consiglio del gastroenterologo che ha eseguito l’esame. È consigliato non svolgere lavori che richiedono attenzione o guidare automezzi nelle 12 ore dopo l’esame. Sarà utile seguire le indicazioni del gastroenterologo o del proprio medico curante relativamente alla assunzione di FANS od antiaggreganti/anticoagulanti qualora siano state eseguite manovre terapeutiche/interventistiche (polipectomie ecc).

Polipectomia

E’ una procedura che serve per asportare polipi presenti nello stomaco o nel colon nel corso di un esame endoscopico. Alcuni polipi per la loro piccola dimensione possono essere asportati direttamente medianti pinze da biopsia. Altri polipi possono essere asportati, altri richiedono l'esecuzione di alcuni esami preliminari quali: l‘Emocromo, i Test della coagulazione (PT, PTT, INR), l’ECG. Qualora il paziente assuma farmaci che modificano la coagulazione del sangue (antiaggreganti/anticoagulati) dovrà sospendere giorni prima tali farmaci secondo le indicazioni del proprio medico curante o del gastroenterologo che eseguirà l’endoscopia.

Patologia Ano-Rettale

Le patologie ano-rettali comprendono emorroidi, ragadi, fistole, proctiti, sanguinamenti e disturbi dell’evacuazione. Richiedono un inquadramento clinico accurato per distinguere condizioni benigne da quadri da approfondire.

Diverticolosi

Consiste nella presenza di piccole tasche (diverticoli) lungo le pareti del colon. Sebbene spesso asintomatica, la diverticolosi può evolvere in diverticolite (infiammazione), causando dolore acuto e rischi di perforazione. La gestione dietetica e medica è essenziale per prevenire complicanze.

MICI

COLITE MICROSCOPICA Nelle forme linfocitica o collagenosica è caratterizzata da diarrea acquosa cronica in presenza di un colon macroscopicamente normale alla colonscopia. La diagnosi è esclusivamente istologica per cui in tanti casi è necessario “pensare” alla possibilità di questa patologia in assenza di alterazioni endoscopiche, fondamentale per impostare una terapia che possa restituire una qualità di vita normale. MORBO DI CROHN Questa malattia infiammatoria cronica può colpire tutto il tratto gastrointestinale con decorso recidivante dalla bocca all’ano anche se predilige l’ultima ansa ileale localizzata nel quadrante addominale di destra ed in basso vicino la sede appendicolare. Di qui la sovente confusione con l'infiammazione appendicolare. Il coinvolgimento interessa la parete intestinale a tutto spessore. Grandi passi avanti si sono fatti nella ricerca scientifica e nella clinica, avendo oggi a disposizione numerosi farmaci per il trattamento di questa patologia. COLITE ULCEROSA Questa malattia infiammatoria cronica colpisce il tratto gastrointestinale con decorso recidivante. A differenza del M. di Crohn interessa solo la parte superficiale della parete intestinale esclusivamente del retto e del colon in senso ascendente. Anche in questa patologia la ricerca clinica ha fatto passi importanti nell’ultimo decennio mettendo a disposizione numerosi farmaci per il suo trattamento.

Prevenzione dei Tumori del colon

Il tumore del colon-retto rappresenta una delle patologie oncologiche più diffuse nel mondo occidentale. Tuttavia, è anche uno dei tumori che meglio può essere prevenuto o curato, a patto di intervenire tempestivamente attraverso una corretta strategia di screening. Insorge quasi sempre da formazioni benigne: i polipi adenomatosi. Una parte dei polipi può trasformarsi in carcinoma in un arco di tempo che oscilla dai 3 ai 10 anni. La colonscopia è un vero intervento preventivo salvavita. • Identificazione Precoce: Permette di individuare il tumore in stadi iniziali, quando le possibilità di guarigione sono elevate. • Prevenzione Attiva (Polipectomia): Durante l'esame i polipi possono essere asportati così si interrompe la catena biologica che porta al cancro. • Precisione: l’esame è il "gold standard" poiché permette una visione diretta di tutto il colon e l’eventuale asportazione dei polipi riscontrati. Strategie di Prevenzione La lotta al tumore del colon-retto si muove su due binari: la prevenzione primaria (stile di vita) e quella secondaria (screening). Prevenzione Primaria: Lo Stile di Vita Abitudini sane riducono significativamente il rischio: • Alimentazione: Ridurre il consumo di carni rosse e carni lavorate (salumi, insaccati) e zuccheri raffinati. Incrementare l'apporto di fibre (frutta, verdura, cereali integrali). • Peso Corporeo: Obesità e sedentarietà sono fattori di rischio accertati. • Abitudini Voluttuarie: Evitare il fumo e limitare il consumo di alcol, questi correlano con i tumori polmonari dell’esofago e dello stomaco. Prevenzione Secondaria: Lo Screening (Il “Salvavita”) In Italia, i programmi di screening nazionale prevedono generalmente: • Ricerca del Sangue Occulto nelle Feci (SOF): Un test semplice, consigliato ogni due anni tra i 50 e i 75 anni. • Colonscopia: Qualora il test del sangue occulto risulti positivo, o in presenza di familiarità o di sintomi sospetti (alterazioni dell’alvo o dimagrimento o presenza di sangue nelle feci ecc.) oppure in caso di malattie infiammatorie intestinali è fondamentale anticipare i controlli. In diversi programmi la colonscopia è considerata l’esame fondamentale. Perché scegliere la nostra Diagnostica Avanzata per la prevenzione? Eseguire uno screening nel nostro centro significa beneficiare di: • Tecnologia NBI: Per individuare anche le lesioni "piatte" e invisibili alla luce comune. • Biopsia Ottica: Per una valutazione immediata della natura del polipo. • Massimo Comfort: Procedure eseguite in sedazione e/o anestesia per eliminare fastidi e ansia. RICORDA: “La prevenzione è un gesto d'amore verso te stesso ed i tuoi cari. Un polipo rimosso oggi evita un tumore domani” LA PREVENZIONE E’IL MIGLIORE INVESTIMENTO PER LA TUA SALUTE In ambito gastroenterologico, prevenire non significa solo "scoprire presto", ma spesso significa impedire che la malattia insorga. Grazie alle moderne tecnologie come l'NBI e l'endoscopia operativa, oggi abbiamo il potere di cambiare il corso di una patologia prima ancora che diventi pericolosa.
Segnali d’allarme gastroenterologici

Queste informazioni devono essere considerate comunque orientative e prima di ogni decisione è opportuno fare riferimento al proprio medico curante e/o gastroenterologo di riferimento.

Polipi del colon e lesioni precancerose

I polipi sono escrescenze della mucosa che possono evolvere, nel tempo, in tumori maligni. Identificare e rimuovere i polipi, che sono lesioni precancerose, tramite la colonscopia (polipectomia) è l'arma più efficace per azzerare il rischio di carcinoma del colon-retto. La prevenzione è indicata soprattutto dopo i 45-50 anni o in presenza di familiarità ed altre condizioni. Può essere anticipata la data della prevenzione in relazione a condizioni particolari di rischio familiare od ereditarietà od in caso di sintomatologia od altre patologie. Test genetici del DNA oggi vengono a supporto dell’adeguato “tempo” di controllo delle indagini strumentali (colonscopia) nella popolazione soprattutto occidentale. La recente evoluzione della strumentazione endoscopica e della metodologia NBI ha determinato un passo avanti enorme nell'identificazione e tipizzazione di tali lesioni al fine dell’adeguato approccio diagnostico terapeutico (da approfondire nel capitolo specifico)

Tatuaggio lesioni GI

Quando durante una colonscopia viene individuata una lesione che richiede un intervento chirurgico successivo o un monitoraggio nel tempo, viene eseguito il cosiddetto "tatuaggio" endoscopico. Perché è importante? Il colon è un organo lungo e flessibile; una volta rimosso l'endoscopio, individuare l'esatta posizione di una lesione dall'esterno (durante una laparoscopia, ad esempio) può essere complesso. • Procedura: Viene iniettata una piccola quantità di pigmento sterile e biocompatibile (solitamente carbone purificato) nella sottomucosa vicino alla lesione. • Sicurezza: Il tatuaggio è permanente, sicuro e non provoca dolore. • Precisione: Funziona come una "boa di segnalazione" che permette al chirurgo di intervenire con la massima precisione chirurgica, risparmiando tessuto sano e riducendo i tempi operatori.

Endoscopia peri-operatoria

L'endoscopia peri operatoria rappresenta un ponte fondamentale tra la chirurgia tradizionale e le tecniche mininvasive. Si definisce tale l'integrazione di procedure eseguite immediatamente prima, durante o subito dopo un intervento chirurgico, con l'obiettivo di migliorare la precisione dell'atto operatorio e la sicurezza del paziente. Che cos’è l’Endoscopia Peri operatoria? A differenza dell'endoscopia diagnostica standard, quella peri operatoria viene utilizzata come guida in tempo reale per il chirurgo. Può essere suddivisa in tre fasi: 1. Pre-operatoria immediata: Per marcare lesioni (tramite tatuaggio con inchiostro di china) che altrimenti non sarebbero palpabili o visibili durante l'intervento laparoscopico. 2. Intra-operatoria: Eseguita mentre il paziente è sul tavolo operatorio per assistere il chirurgo. 3. Post-operatoria immediata: Per verificare la tenuta di una sutura o il corretto passaggio dei liquidi prima della chiusura definitiva. Applicazioni Principali e Vantaggi L'uso combinato di endoscopio e bisturi offre vantaggi clinici enormi, riducendo le complicanze e i tempi di recupero: • Localizzazione delle lesioni: In chirurgia laparoscopica, il chirurgo non può "toccare" l'organo. L'endoscopia permette di illuminare dall'interno la parete intestinale (transilluminazione), indicando l'esatto punto dove incidere. • Test di tenuta (Leak Test): Dopo aver ricollegato due tratti di intestino (anastomosi), l'endoscopista può gonfiare il tratto con aria o iniettare liquidi coloranti. Se non ci sono fuoriuscite, la sutura è sicura. • Chirurgia "Rendez-vous": Una tecnica in cui chirurgo ed endoscopista collaborano simultaneamente per risolvere problemi complessi, come i calcoli della via biliare o del coledoco. • Trattamento delle complicanze: Permette di gestire sanguinamenti o stenosi precoci senza dover riaprire chirurgicamente il paziente.

Terapia Emorragie Digestive

Le emorragie digestive rappresentano una delle urgenze più frequenti in ambito gastroenterologico. Si distinguono in base alla localizzazione del sanguinamento. Tipologie principali • Superiori: Interessano esofago, stomaco e duodeno. Possono manifestarsi con ematemesi (vomito di sangue) o melena (feci nere e catramose). • Inferiori: Interessano il colon e il retto, manifestandosi generalmente con emissione di sangue rosso vivo (ematochezia o rettorragia). Diagnosi e Trattamento Oggi la gestione delle emorragie è prevalentemente mininvasiva. Attraverso l'endoscopia d'urgenza è possibile non solo individuare la fonte del sanguinamento (ulcere, varici, diverticoli o angiodisplasie), ma anche intervenire immediatamente tramite: 1. Metodi meccanici: Applicazione di clip metalliche. 2. Metodi termici: Coagulazione con sonde dedicate. 3. Metodi iniettivi: Iniezione di sostanze vasocostrittrici o sclerosanti.

Alvo stitico

Consiste nell'incompleta o diminuita evacuazione delle feci a meno di tre volte la settimana. E’ un sintomo che normalmente indica un malfunzionamento del transito intestinale o dovuto alle alterate abitudini alimentari, tuttavia può essere secondario a patologie ostruttive, a patologie del pavimento pelvico o dovuto all’unzione di farmaci.

Endoscopia avanzata

Oggi l'endoscopia non è più un esame puramente visivo, ma un sistema integrato di tecnologie che permettono una caratterizzazione istologica virtuale. Ecco i pilastri che definiscono la diagnostica di precisione: 1. Endoscopia ad Alta Definizione (HD) e Magnificazione Il primo passo della diagnostica avanzata è la qualità dell'immagine. • HD: Risoluzioni superiori ai 1080p permettono di cogliere dettagli millimetrici. • Magnificazione: Funziona come un microscopio ottico montato sulla punta dell'endoscopio, capace di ingrandire l'immagine fino a 150 volte. Questo permette di studiare il "Pit Pattern", ovvero il disegno delle fossette ghiandolari della mucosa. 2. Intelligenza Artificiale (AI) e Computer-Aided Detection (CADe) L'ultima frontiera è l'integrazione di software di AI che assistono il medico durante l'esame: • Rilevamento automatico: L'algoritmo segnala in tempo reale (spesso con un riquadro colorato sullo schermo) la presenza di polipi che potrebbero sfuggire all'occhio umano, specialmente se piatti o nascosti tra le pliche. • Supporto alla decisione: L'AI aiuta a classificare istantaneamente se una lesione è adenomatosa (potenzialmente maligna) o iperplastica (benigna). 3. Cromoendoscopia (Chimica e Virtuale) Oltre all'NBI (luce blu/verde), la diagnostica avanzata sfrutta: • LCI (Linked Color Imaging): Migliora il contrasto cromatico per identificare meglio le infiammazioni e i rossori tipici delle lesioni precoci. • BLI (Blue Light Imaging): Ideale per l'osservazione dei dettagli vascolari a distanza ravvicinata. • Colorazioni Vitali: L'uso di coloranti sicuri (come il blu di metilene o l'indaco carminio) che, spruzzati sulla mucosa, evidenziano le irregolarità strutturali dei tessuti. 4. Ecoendoscopia (EUS) Una fusione tra endoscopia ed ecografia. Permette di guardare "oltre" la parete del tubo digerente per studiare gli strati profondi, i linfonodi e gli organi adiacenti (come il pancreas), consentendo biopsie mirate sotto guida ecografica.

Prevenzione tumori

I polipi e le lesioni neoplastiche esofagee devono essere diagnosticati precocemente tramite EGDS (gastroscopia) per evitare la progressione verso forme ostruttive. Il 10% dei pazienti con Malattia da Reflusso sviluppa un Esofago di Barrett che è una condizione a rischio di evolvere in tumore e la diagnosi avviene tramite esame istologico in corso di endoscopia. Il trattamento terapeutico deve essere a lungo termine. La gastrite atrofica, la metaplasia intestinale, la gastrite autoimmunitaria ed una storia familiare di I grado per cancro gastrico sono fattori di rischio per sviluppare i tumori gastrici, definiti come condizioni precancerose e devono essere poste sotto adeguato controllo. L'infezione da Helicobacter pylori è una delle principali cause che può portare allo sviluppo delle condizioni precancerose e considerata come carcinogeno di I categoria ed è vivamente consigliata la sua bonifica. La displasia è la vera lesione precancerosa. Questa può facilmente insorgere su una condizione precancerosa e può evolvere verso la franca neoplasia gastrica. Divisibile in forma a basso grado e ad alto grado, necessita un attento follow up endoscopico con approccio terapeutico endoscopico e/o chirurgico. Ruolo fondamentale riveste in tali lesioni l'endoscopia con la tecnologia della Magnificazione, Alta Risoluzione e cromo endoscopia digitale - Narrow Band Imaging- (NBI). Rimandiamo alla sezione già sopra esposta per gli approfondimenti. Una delle principali cause che determina l’insorgenza delle condizioni precancerose è l’infezione da Helicobacter pylori. La sua bonifica è raccomandata per diminuire significativamente questo percorso neoplastico. Il lavoro pubblicato da E. Iuliano e R. Iuliano dimostra come ulteriormente avere una risposta più efficace verso questa infezione con la bonifica odontoiatrica del batterio oltre che ai vantaggi sul cavo orale debellando o prevenendo la parodontopatia spesso associata. In alcune nazioni dell’oriente del mondo è raccomandato lo screening in tutta la popolazione. Nel mondo occidentale pur risultando una delle più frequenti neoplasie lo screening viene riservato in alcune fasce di pazienti o popolazione e comunque nei pazienti sintomatici è fortemente consigliata una precoce valutazione endoscopica, risultando questo il metodo gold standard per i motivi già esposti. Si consiglia sempre di fare riferimento al proprio medico curante o specialista gastroenterologo. I polipi adenomatosi del colon sono le lesioni precancerose sulle quali si svilupperà una delle neoplasie più frequenti nel mondo: l’adenocarcinoma del colon. La presenza nella popolazione occidentale di tale neoplasia ha indotto programmi di screening in tutta la popolazione. In Italia lo screening è stato oramai suggerito sin dal 2000 in tutta la popolazione di almeno 50 anni di età. Tale data può essere anticipata in relazione alla familiarità/ereditarietà od in base alla comparsa di eventuali sintomi di allarme anche prima di tale età e comunque una decade almeno prima dell'eventuale comparsa in un parente di I°. Nelle Poliposi Familiare Adenomatosa e nella S. di Lynch si inizia lo screening direttamente mediante la colonscopia sin dai 15-20 anni di età e con cadenza annuale/biannuale. La cromo endoscopia digitale – Narrow Band Imaging (NBI) – rappresenta una delle più significative innovazioni dell'endoscopia digestiva per la diagnosi precoce delle neoplasie. Qui assume il massimo della sua applicazione in campo preventivo oncologico. L’NBI, utilizzando filtri ottici per selezionare specifiche lunghezze d'onda della luce (blu e verde), esalta il contrasto tra la mucosa e la vascolarizzazione superficiale, rendendo più visibili le lesioni preneoplastiche e i tumori in fase iniziale. Rimandiamo alla sezione sopra esposta per gli ulteriori approfondimenti.

Endoscopia Operativa

Endoscopia Operativa: La Chirurgia senza Tagli L’endoscopia operativa rappresenta la frontiera più avanzata dell'endoscopia terapeutica. Grazie all'utilizzo di accessori sofisticati che passano attraverso il canale dell'endoscopio, è possibile trattare numerose patologie dall'interno del tubo digerente, garantendo un recupero rapidissimo e l'assenza di cicatrici esterne. Polipectomia e Mucosectomia (EMR) È l'intervento più frequente e cruciale per la prevenzione del tumore del colon. • Cosa facciamo: Utilizzando un "ansa" metallica (un piccolo cappio), rimuoviamo i polipi durante la colonscopia. • EMR (Resezione Mucosa Endoscopica): Per polipi più grandi o piatti, iniettiamo una soluzione sotto la lesione per sollevarla dai tessuti profondi e asportarla in totale sicurezza, eliminando il rischio di complicazioni. Dissezione Sottomucosa Endoscopica (ESD) Questa è una tecnica di altissima specializzazione che permette di asportare in un unico pezzo ("en-bloc") lesioni tumorali iniziali o polipi molto estesi. • Il vantaggio: Rispetto alla chirurgia tradizionale, l'ESD conserva l'integrità dell'organo (stomaco o colon) e garantisce una valutazione istologica estremamente precisa. Trattamento delle Emorragie (Emostasi) In caso di sanguinamenti attivi (ulcere, varici), l'endoscopia operativa interviene come salvavita: • Meccanica: Applicazione di clip metalliche (simili a piccoli punti di sutura). • Termica: Coagulazione dei vasi tramite sonde che sprigionano calore. • Iniettiva: Iniezione di farmaci che bloccano il flusso ematico nel punto esatto del danno. Posizionamento di Stent e Protesi In presenza di restringimenti (stenosi) dovuti a infiammazioni o masse, vengono inserite delle reti metalliche auto espandibili (stent). Questi dispositivi ripristinano il corretto passaggio degli alimenti o delle feci, migliorando immediatamente la qualità della vita del paziente. Gastrostomia Endoscopica Percutanea (PEG) Un intervento che permette il posizionamento di una sonda nutrizionale direttamente nello stomaco sotto guida endoscopica, essenziale per pazienti che non possono alimentarsi autonomamente per lunghi periodi. I vantaggi dell'approccio operativo: • Invasività minima: Nessuna incisione addominale, nessun dolore post-operatorio significativo. • Recupero celere: Spesso il paziente può tornare a casa il giorno stesso o dopo una sola notte di osservazione. • Efficacia preventiva: Rimuovere un polipo oggi significa impedire che diventi un tumore domani.